Il futuro non è arrivato con un annuncio. È arrivato per accumulo.
Una funzione in più in un'app che usiamo già. Un suggerimento che ieri non c'era. Una decisione presa da un sistema mentre continuiamo a credere che sia nostra. Quando finalmente alziamo lo sguardo, abbiamo già varcato una soglia senza ricordare quando sia accaduto.
Siamo nel 2050. L'intelligenza artificiale, i dati e le reti digitali non sono più strumenti separati: sono diventati l'ambiente in cui lavoriamo, studiamo, riceviamo cure, votiamo, ci innamoriamo e invecchiamo. Eppure, in ultima analisi, questo libro non parla di macchine. Parla della concezione dell'essere umano che ogni macchina porta dentro di sé e di ciò che scegliamo di proteggere.
Basato su ricerche documentate, 2050 è un'opera interdisciplinare di ricerca e divulgazione che combina scenari speculativi con un quadro di riferimento originale - il Test 2050, sette domande da porsi prima di affidare una decisione a una macchina - per stabilire quando il giudizio umano possa essere delegato all'intelligenza artificiale e quali garanzie debbano disciplinare tale delega.
Seguendo otto persone comuni - Sofia, una studentessa universitaria; Amir, sedici anni; Davide, un manager che deve decidere fino a che punto fidarsi del piano elaborato durante la notte dai suoi sistemi; Luca, un medico; Elena, una sindaca; Karim, un magazziniere; Matteo, addetto alla comunicazione istituzionale di una città di medie dimensioni; e Teresa, settantottenne che vive sola e cerca il confine tra cura e controllo - il libro ci conduce nei luoghi dove si decide davvero il futuro: il lavoro, la città, l'università, l'ospedale, l'informazione, l'identità, l'arte e le relazioni umane. Le scene compongono un coro, non una trama.
L'entusiasmo ingenuo acceca; la paura indiscriminata paralizza. 2050 propone qualcosa di più impegnativo: una speranza matura - adottare la tecnologia quando migliora la vita, limitarla quando moltiplica i danni e rallentarla quando corre più veloce della nostra capacità di comprenderla.
In un mondo capace di conoscere, prevedere e decidere al nostro posto, 2050 chiede che cosa significhi ancora comprendere, scegliere e assumersi la responsabilità. È scritto per i lettori che non vogliono soltanto subire il cambiamento tecnologico, ma contribuire a governarlo.
Pubblicato in sette lingue: inglese, italiano, spagnolo, francese, tedesco, portoghese brasiliano e giapponese.